45 giorni da mancino

agosto 16, 2015

Mai nella vita avrei pensato di cambiare i miei punti di vista e i miei modi di fare; non solo è un fatto di testardaggine ma anche di abitudine. Si sono un routinario, ma un po’ per scaramanzia e un po’ per inerzia, il mio cervello ha sempre manifestato la simpatia per l’utilizzo della parte destra del corpo: dalla mano per mangiare e per fare praticamente tutto, al mio piede preferito per giocare al meglio le partite a calcetto del lunedì sera. Si tratta proprio durante un lunedì di attività fisica che decido di cadere in modo banale e di fratturami in modo composto lo scafoide [1]. Quale parte decido di rompermi? Ovviamente il polso destro, la mano che Dio ha deciso di farmi usare per scrivere, per voltare le pagine, per indicare o semplicemente per dare segni di assenso o di contrarietà, ma che sopratutto la dea Partenope ha deciso di “donare” come segno distintivo e caratteristico dei suoi abitanti: ovvero il gesticolare. Ritorniamo alla mia frattura: prognosi di 60 giorni di gesso con riabilitazione, scongiurando l’operazione. Il mondo mi cade addosso, compreso la preoccupazione di dover iniziare ad utilizzare la sinistra. Ce la farò? Il mio nuovo aspetto da mancino mi destava più di qualche dubbio, considerando che non avrei pensato che fosse fattibile utilizzare la mano sinistra nella mia quotidianità. Un altro modo di guardare, un’altra prospettiva nella mia vita: dalle piccole cose, le quali sei costretto a non farle  più meccanicamente ma di pensare prima come riuscire a farle con la tua nuova mano che risulta ora la sinistra. Una mano in affitto, precisamente 45 giorni da mancino, ricchi di imprevisti, novità e di coccole da parte della mia famiglia e miei amici,che quasi non aspettavano altro che mi rompessi qualcosa per avermi più vicino a loro. Non è stato poi cosi male, ma può bastare cosi.

[1] L’osso scafoide (anche detto osso navicolare del carpo, anche se impropriamente, detto così perché ricorda la forma dello scafo di una nave, è un  breve del carpo. Esso si pone nella fila prossimale del carpo lateralmente all’osso semilunare, col quale instaura un’artrodia. L’osso navicolare si articola inoltre prossimalmente con il radio e distalmente con il capitato, il trapezio ed il trapezoide.

Avere trent’anni

febbraio 17, 2015

Il raggiungimento della maturità non è mai stato una fatto anagrafico, ma solo ed esclusivamente un elemento comportamentale che ogni uomo può raggiungere o prima o dopo nell ’arco della propria vita. I trent’anni sono sicuramente un traguardo importante, ma pensare che possano corrispondere con la mia maturità, è una cosa che non ho mai preso in considerazione. I trent’anni hanno segnato la voglia di raggiungere nuovi orizzonti, di intraprendere nuovi viaggi e di scegliermi gli amici che voglio nella mia vita.  Ho sempre poi cercato di portare avanti i valori che hanno cercato di trasmettere i miei genitori, combattendo con tutte le mie forze e inveendo con forza contro chi ha cercato di metterli in discussione. Mio padre è convinto che nella vita ci si trova di fronte persone che dovrebbero avere la “nostra” stessa educazione; purtroppo  “PAPI HAI TORTO”. Ci si scontra con persone che sono opposte a noi, con cui non vorrei avere a che fare nella mia vita ma che purtroppo devi incontrare. Cerchi di evitarle, ma te li mettono a fianco quasi come una prova. Ti sfidano e tu abbassi la testa perché non puoi metterti al loro stesso livello. Ti risfidano e tu ci casci perché non puoi permettergli di mettere in discussione i tuoi ideali. Avere trent’anni è solo un passaggio in più sulla tua carta d’identità, ma a dire la verità mi sentivo molto più maturo dieci anni fa quando restavo in silenzio davanti alle cose che non digerivo, e andavo avanti. Ora ho trent’anni ma mi sento molto più ribelle di quando ero adolescente. Mi sembra di non avere più peli sulla lingua, di dire sempre quello che penso, ma soprattutto di combattere per l’unica cosa che conta, ovvero l’Amore.

24 Aprile 2014. Lodz- Poland.

A pensare che chi vive nel mondo occidentale e non è andato nemmeno  per un attimo a scorgere cosa c’è nell’ altro emisfero, crede che tutto il globo sia fatto allo stesso modo, con la medesima cultura, moda e vita.. La storia della Polonia è simile a tutti quei paesi che hanno subito la pesantezza della guerra fredda e di tutto ciò che ne consegue; cosi dopo la sensazione di vuoto e di voglia di recuperare che ho vissuto circa un anno fa a Berlino, la ritrovo anche qui in Polonia. Mi trovo precisamente a Lodz (città che in Polacco si  pronuncia “UC”); in piena costruzione, lavori dappertutto, donne e uomini che cercano di emanciparsi non solo sessualmente, ma solo semplicemente rincorrendo la moda. D’altronde il futuro è qui: le industrie si spostano qui, e con loro il nuovo motore economico con tutta la manodopera. Capisco inoltre perché ci sono tanti italiani ad investire in questa zona fertile, o semplicemente a lavorare (perché qui il lavoro c’è).  Colgo l’occasione per le ferie e decido di abdare a trovare il mio migliore amico che ormai da quasi due anni lavora qui. Bene, tutto bello e diverso direte. Ebbene si, ma per un italiano che vive all’estero non è per nulla facile ambientarsi. La pecca maggiore resta il cibo e la lingua. Il cibo polacco resta con tutta la sua pesantezza e per nulla saporito, uno dei peggiori che abbia mai mangiato in tutti i miei viaggi. La lingua, non solo difficile da imparare, ma che non ha nessuna omofonia con la nostra; la cosa più strana è che comunque c’è anche una chiusura alla lingua inglese. Difficoltà d’interazione in generale, ma c’è invece una predispozione dei polacchi ad imparare le varie lingue dei popoli che hanno “invaso” la loro terra. Cosi trovo molti che non solo capiscono, ma parlano anche l’italiano. E’ più facile infatti trovare un polacco che parli in italiano, anziché in Inglese. Le donne? Le più belle viste fin ad ora nella mia vita. Diciamo anche che c’è un rapporto impari uomo/donna in Polonia: La proporzione  è di  2 a 8. Per ogni 2 uomini ci sono 8 donne, e dopo aver detto ciò, è scattata l’invidia di tutti i miei amici.

25 Aprile 2014

Direzione Varsavia

La prima città della Polonia per popolazione con circa un milione e passa di abitanti, nonché capitale di uno stato che vorrebbe cercare un’autonomia. Si perché, se negli anni della guerra è stata completamente invasa e distrutta dalla Germania, in questa “guerra” moderna sono gli occidentali indistintamente a non veder l’ora di mettere una propria pietra miliare sulla terra di Papa Woitila. A proposito la terra di Giovanni Paolo II (breve accenno cronistorico), si è apprestata proprio nella settimana della mia presenza qui, ad assistere alla santificazione del Papa più vicino alla mia generazione. Coincidenze o stranezze ma accade sempre che nei paesi estremamente cattolici ci sia sempre una trasgressione culturale e sessuaLe. La Polonia, ma come del resto l’Italia nel periodo del boom degli anni ’80, hanno accelerato la loro evoluzione del sesso; e cosi capita che in albergo, nei ristoranti o semplicemente per strada capiti che mia avvicino alla mia compagna di viaggio Valentina (venuta a trovarmi negli ultimi giorni di questo breve ma intenso viaggio) e le dica: “ Vale sono circondato da donne”. Lei annuisce e riprendiamo il cammino.E’ domenica, si riparte. Ore 22.40, direzione Roman. Si ritorna a Castellammare, arricchito di nuovi orizzonti da esplorare e di un’altra esperienza vissuta in una terra che cerca serenità, collocazione territoriale ma anche una propria autonomia.

La ripresa c’è, almeno quella interiore, cosi dice il cielo. La mia generazione (e intendo quella nata a metà degli anni ’80) si è dovuta fare da sola. Ha cercato di studiare (quelli più fortunati hanno anche conseguito ottimi risultati), ha cercato di studiare e lavorare insieme (perdendo di vista la propria strada) e ha intrapreso un lavoro “soddisfacente”  che però ha reso vano i propri studi. La fortuna di avere una famiglia alle spalle  (oggi è difficile farsela una seria) ha reso meno tortuosa, ma altrettanto angosciante la via verso la normalità che per molti stenta ad arrivare. Non è facile alzarsi la mattina e non sapere neppure dove sbattere la testa per cercare un lavoro, non è facile non essere ascoltato. E’ possibile essere soli  in un periodo dove si condivide tutto? Ebbene penso di si. Solo in pochi possono capire la solitudine di chi soffre, di chi è insoddisfatto, e di chi pensa che anche se un anno sta per finire, l’anno che verrà non  porterà qualcosa di diverso.

Le notti insonne ti fanno pensare a quanto sei alla continua ricerca della felicità. La linea sottile tra l’essere innamorato o meno è dettato dal si o dal no della donna, e non dall’ amore. Quando è triste ricercare qualcosa e non trovarla, quanto è triste credere di averla trovata  e poi essersi  fermato. Uno stop, al quale devi fermarti per forza; tu vorresti attraversare, nonostante il segnale di fermata, ma devi attenerti a quello che hai di fronte. Io non voglio fermarmi davanti all’amore, ma poi faccio dentro di me una censura preventiva che mi porta a non soffrire (voi direte, e che ne sai che soffri?) Beh lo so e basta. Io pensavo di averla trovata, invece sono sempre alla ricerca. Non esiste quella giusta che non cambi più, esiste quella che ti sopporta nella tua pazzia, che non ti fa dormire la notte, che aspettavo da un po’ e che pensavo di aver trovato  troppo presto e troppo repentinamente ho lasciato andar via. Colpa mia? No. Colpa del momento, colpa delle donne che non hanno capito che esistono ancora dei ragazzi fessi come me, e colpa del mio romanticismo che non si porta più. Come dico sempre, dovevo nascere nel 1948, avere vent’anni negli anni di piombo e sicuramente avrei conosciuto la mia donna: io di destra, lei di sinistra, ma comunque uniti dall’ amore .Ormai è tardi. Voglio disintossicarmi dall’amore, voglio rinascere prima ma con la consapevolezza che la vita è anche nostalgia. Rimpiangerò il mio essere solo quando farò soffrire qualcuno, ma tanto non ci riesco. Io mi sono perso, ci vorrebbe qualcuna lucida che mi accompagni nella mia insonnia. Non mi va di dormire solo, perché la notte va vissuta nella sua calma e nei suoi respiri. Quello che so è che dentro di me sono cambiato, finalmente posso dirlo. Mi dispiace donne, Davide Donnarumma è cambiato!!! Finalmente ci siete riuscite. Alla prossima il dovere di farmi tornare ad un anno e mezzo fa.

IO RESTO IN CAMPANIA

gennaio 8, 2013

E lo grido a grande voce. IO RESTO IN CAMPANIA. Ci resto perchè non c’è posto migliore dove poter avere gli amici, e dove poter far crescere i propri figli. Sto impazzendo direte voi? Assolutamente no. E’ solo una mia estrema convinzione. Resto in Campania perchè è la mia terra, c’è aria buona e, al contrario di quello che si dice, ci sono anche realtà lavorative degne di rilievo. L’ospitalità della gente è tale che uno lo ricorda per tutta la vita: puoi passare da un paese all’altro sei sempre  casa. S’insiste ancora per offrire un caffè, ci si sta ancora in compagnia fino a tardi e il conoscente prima o poi diventerà un amico.  Le donne più belle al mondo? Sono indubbiamente quelle del sud: un incrocio tra la tradizione greco-latina, nonchè araba, che delinea ancora oggi la bellezza degna di tale nome. La donna del sud ama essere corteggiata (raro di questo periodo), e può tenerti tutta la serata sulle spine, prendendoti in giro simpaticamente e lasciarti “ appeso” quando vuole, senza sgarbo ma con naturalezza. E’ più difficile restare al sud, e per questo motivo lo faccio. Non ci vuole niente ad andare via, invece restate perchè non c’è vita altrove. Ho avuto lo sguardo di un viaggiatore che in modo odisseico è voluto tornare nella sua Itaca, e non vedeva l’ora. Ho trovato però tutto come ho lasciato, nessuno si è impossessato del mio “palazzo”. Il sole e il mare sono rimasti là dove sono sempre stati, ma è aumentata solo la mia consapevolezza di apprezzare il sud e la sua grande capacità di “mamma”, ovvero di avermi fatto andare via e ma avermi saputo accogliere quando ne ho avuto bisogno. Resto in Campania perchè ho già vinto la mia lotteria: vivo e lavoro nella mia Terra, e non è un passo indietro essere tornato, ma il mio punto di arrivo.  

Il mio anno

dicembre 26, 2012

Un altro anno finisce ed una nuova avventura va a completarsi o per i più ottimisti come me, sta per iniziare. Passato il Natale, sembra che già sia iniziato il countdown (conto alla rovescia per gli italianisti) all’anno nuovo. Ma davvero ogni anno porta cambiamenti o ventate nuove? Se un extraterrestre mettesse piede ora sul nostro “stivale”, e mi chiedesse cosa sia successo in Italia nel 2012, non avrei da raccontare cose diverse rispetto a qualche anno fa. Beh I politici sembrano non essere più credibili, lo spread si è ribassato e Berlusconi? Silvio è sempre in gioco, prima non si candida poi si, poi ancora sostiene Monti, invece alla fine scenderà in campo per noi, con la stessa modalità di propaganda messa in atto nel 1994. La sinistra invece candiderà l’homo novus Bersani, al centro invece si proporrà un certo Pierferdinando Casini (mai sentito eh?), Come potete vedere non ci sono nuove. Passiamo allo sport: c’è una sola squadra al comando una certa Juventus (incredibile vero?), dopo lo scandalo calcio-scommesse Conte (che ha I capelli adesso, l’unica cosa che è cambiata da qualche anno a questa parte) è ritornato in panchina. L’unica squadra penalizzata da quest’indagine è stata il Napoli (ha subito penalizzazione di 2 punti, con Cannavaro e Grava squalificati per 6 mesi). Un fine anno da dimenticare per I tifosi partenopei, ma che ha visto il 2012 la conquista della Coppa Italia. E il mio anno? Un anno dedicato al lavoro, alla ricerca costante della serenità, che sembra essere arrivata. Il ritorno al Sud è stata la mia vincita importante, perchè per una volta ho fatto un’emgrazione al contrario, da Ivrea a Castellammare, e sono contento cosi. Vi lascio con il mio anno visto da facebook, e a voi la possibilità di scrivere I buoni propositi per il nuovo anno. Buon anno a tutti!

Il mio 2012 secondo facebook

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